RSS

Archivi categoria: LibriItaliani

Voci – Dacia Maraini

voci dacia marainiHo raccolto e messo da parte tutte le fotografie trovate sui giornali che ha dato Tirinnanzi. E sono tante: donne seviziate, sgozzate, tagliate a pezzi. Sembra strano che le conservasse, per farne che? Una cronaca di otto mesi fa è segnata in rosso tre volte con tanti punti esclamativi: una madre ammazza la figlia a sprangate e la seppellisce nel giardinetto di casa. Sotto la foto di una donna dalla faccia disfatta. Tirinnanzi ha scritto a penna “anche le donne uccidono”. So cosa vuole dirmi: che “l’essere umano, nella sua animalità, ha i cromosomi segnati dall’impronta del delitto” come mi ha spiegato giorni fa, “uccidere l’altro fa parte della sua natura ed è solo attraverso tabù, le proibizioni religiose, i riti magici, la coscienza civile che l’uomo arriva a dominare un istinto del tutto naturale, donna o uomo che sia”.

“L’assassinio fa parte del destino sociale dell’uomo e non della donna” ribatte lei, sorridente, “poiché nella educazione del maschio della specie è previsto l’addestramento all’omicidio: in qualsiasi parte del mondo, ogni ragazzo in età di ragione viene spedito in branco a prepararsi ad uccidere ed essere ucciso, non è così? In previsione di guerre vicine o lontane, su ordine dello stato s’intende, ma lo si prepara a sparare, pugnalare, lanciare bombe, sgozzare, mutilare… le donne, per fortuna, hanno storicamente altri doveri istituzionali che sono l’accudimento, la nutrizione, la cura dei malati… insomma lo stupro e l’assassinio sono intrinseci dell’ideologia paterna che prevede l’assoggettamento e il controllo del corpo del nemico. Purtroppo fa parte della sua cultura il pensiero, nemmeno tanto nascosto, che le donne siano in qualche modo partecipi del pericoloso mondo della libertà nemica”.

[…]

Ogni voce ha il timbro della verità, che non sempre coincide con quella logica delle cause e degli effetti. Le voci sono corpi in moto e hanno ciascuna l’ambiguità e la complessità degli organismi viventi; belli o brutti, deboli o forti che siano, sono percorse da vene lunghissime di un azzurro che mette tenerezza, seminate di costellazioni di nei come un cielo notturno ed è difficile metterle a tacere come si fa con le parole cartacee di un libro.

Annunci
 
Lascia un commento

Pubblicato da su 4 gennaio 2016 in LibriItaliani, ViolenzaSulleDonne

 

Il bordo vertiginoso delle cose – Gianrico Carofiglio

ilbordovertiginosodellecose“Avremmo dato per scontato che questi fossero solo fumetti. Invece sono anche poesia, filosofia e molto altro. Avremmo dato per scontato che quella roba sulla cattedra fosse solo spazzatura e invece può essere parte di un capolavoro della pittura. Qualcuno si chiede per quale motivo si studi filosofia, cioè una disciplina che in apparenza non ha alcuna utilità pratica. Ebbene la filosofia serve a non dare per scontato. Nulla. La filosofia è uno strumento per capire quello che ci sta attorno – per capire quello che ci sta dietro probabilmente è più efficace la letteratura -, a capiamo davvero quello che ci sta attorno se non diamo per scontato la verità che qualcun altro ha pensato di allestire per noi. Fare filosofia – cioè pensare – significa imparare a fare e a farsi domande. Significa non avere paura delle idee nuove. Significa non fermarsi alle apparenze. Significa essere capaci di dire di no a chi vorrebbe imporci il suo modo di pensare e di vedere il mondo. Cioè a chi vorrebbe pensare per noi.”

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 16 settembre 2015 in Adolescenza, LibriItaliani, Ricordi

 

Fuori – Susanna Tamaro

fuoriNabila non ricordava di aver vissuto un giorno solo senza la paura del buio. I suoi fratelli l’avevano sempre presa in giro per questo, appena c’era un po’ di oscurità, da dietro le pizzicavano un braccio o la schiena, oppure nascosti in un angolo miagolavano come gatti selvatici, poi balzavano fuori gridando: “Ecco il mostro, ecco il demone triturasabbia nei denti”. A questi scherzi Nabila non era mai riuscita a ridere, urlava di spavento e scoppiava a piangere. Le succedeva così a cinque anni e a dieci era esattamente la stessa cosa.

Nabila non aveva mai detto a nessuno di aver paura non del buio, ma dei demoni che vi abitavano dentro. Venivano a trovarla quasi ogni notte e le dicevano tante cose brutte. Ma non era una cosa buona per una bambina vedere i demoni, per questo era stata zitta. Una volta la nonna le aveva spiegato che i demoni abitano in ogni cosa: c’è il demone dell’acqua e quello della scodella, il demone del legno di cui è fatto il tavolo. Ogni cosa ha due demoni, un demone buono e uno cattivo: sta a noi chiamare gli uni piuttosto che gli altri, ingraziarseli o metterseli contro. I demoni buoni Nabila non li aveva mai visti, li invocava ogni sera con lunghi discorsi prima di chiudere gli occhi, ma sempre senza successo.

 

La bambina perduta – Maria Venturi

la bambina perdutaIl 55,2% delle donne italiane tra i 14 e i 59 anni (oltre la metà) è stata oggetto almeno una volta nella vita di una molestia di natura sessuale (molestie fisiche, molestie verbali, esibizionismo, telefonate oscene pedinamenti). Sono oltre 500 mila (2,9%) le italiane vittime di una violenza o tentata violenza sessuale. Negli ultimi tre anni si sono accertati 18 mila episodi di stupro. Solamente 1 donna su 10 sporge denuncia della violenza subita. Gli stupri imputabili a persona “estranea” son appena il 3,5%. Salgono al 23,8% quelli imputabili a persona famigliare e amica. L’età più a rischio è quella compresa tra i 25 e i 44 anni. Gli abusi sessuali sono maggiormente diffusi al Nord e nelle grandi città.

[…]

Uno stupro è per sempre. Col tempo puoi rimuovere l’aggressione di un ladro, le percosse di un amante, il terribile impatto con un’auto pirata che ti investe, il proiettile di un bandito che ti si conficca nella carne: sono esperienze fuori della norma che rientrano nella sfera della criminalità e dell’odio e perciò la stessa quotidianità le esorcizza come disgraziete e irripetibili. Lo strupro no. Lo stupro è il solo crimine che si consuma con gli identici geti e gli identici rituali di un accomppiamento d’amore: la smania del possesso, la penetrazione, l’ansimare affannoso, gli spasmi dell’orgasmo esprimono l’esplodere della passione sia quello della violenza bestiale. Ogni volta che il corpo di mio marito scivola sopra al mio, rivivo l’incubo dello stupro.

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 15 agosto 2015 in LibriItaliani, Ricordi, ViolenzaSulleDonne

 

Se provi a contare le stelle – Daniella Carmi

Se-provi-a-contare-le-stelleLa sera non riuscivo a addormentarmi. I miei pensieri correvano qua e là, al posto  delle gambe. Avrei voluto mettermi sull’altro fianco, perchè quello si cui stavo mi faceva già male, così ho cercato di voltarmi verso la finestra senza muovere troppo il ginocchio, ma dopo qualche minuo di tentativi, ero tutto sudato, a forza di agitare braccia e gambe. Quando finalmente sono riuscito a girarmi, ho visto Jonathan davanti alla finestr. Era in ginocchio sulla sedia e guardava el buio della notte. Improvvisamente si è girato vero di me: “Lo sai che la Via Lattea sembra la spina dorsale della notte?”. Non sapevo cosa rispondergli, tanto ero meravigliato che si fosse rivolto a me, che avesse semplicemente aperto la bocca e mi avesse detto qualcosa. Solo a me. La mia anima si è sollevata e si è librata sopra il letto. Non ho capito esattamente cosa mi avesse detto. Sapevo solo che aveva a che fare con le stelle. Perhè era di quello che parlava il suo libro tutto pieno di figure di stelle remote. Avrei voluto chiedergli qualcosa, ma cosa? Cè così tanto da chiedere sulle stelle. Forse ci sono più domande che stelle. Jonathan stava là, silenzioso, e guardava fuori come se si aspettasse una risposta. E mentre osservavo le stelle insieme al Pulcino mi sono addormentato. Era da tanto che non le vedevo più, perchè da noi di nott nessuno esce di casa, e se anche esci non ti viene certo in mente di guardare le stelle. Qui ci sono le stelle. Ti fanno l’occhiolino dalla notte e se chudi gli occhi continui a vederle, volano sempre più vicine finchè non ti piovono sopra. […] E’ successo dopo che ha spento la luce e se n’è andato: Jonathan mi ha parlato dall’oscurità. Non potevo vedere la sua faccia, ma la sua voce era chiara: “Vieni con me su Marte?” Davvero. Proprio così. Come quando Adnan mi chiedeva: “Vieni con me a raccogliere i mozziconi di Marlboro?”. Mi girava la testa. Non sapevo cosa rispondere. “Io… io non posso camminare” ho balbettato. “Lo so”. Speravo che non mi considerasse un vigliacco. Forse sembro un vigliaco. Perlomeno, è quanto dicono Adnan e i suoi amici. Ma io non sono un vigliacco. E’ solo che, dopo quello che è successo a Fadi, mamma non mi lascia più andare al bazar e in piazza la sera, e papà chiude la porta alle mie spalle appena cala il tramonto. Mi chiamano coniglio, ma io dico che un coniglio non è nè coraggioso nè pauroso. E’ solo veloce. Non ha nè artigli nè unghie. Per questo scappa. Tutto qui. Non so perchè in quel momento fosse così importante per me, ma il Pulcino non doveva pensare che avessi paura di partire con lui per un lungo viaggio o Allah sa per dove. “Dobbiamo aspettare l’operazione” ha concluso Jonathan, come se ci avesse riflettuto sopra a lungo. “Si” mi è sfuggito. Non sapevo esattamente cosa stessi dicendo. “Si” ha ripetuto Jonathan. Adesso finalmente lo vedevo: era seduto sul letto e mi guardava, probabilmente da un po’. “Rimandiamo a dopo l’operazione” ha detto con la sua voce chiara, come se l’aspettasse insieme a me.

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 3 agosto 2015 in Guerra, Infanzia, LibriItaliani, Storia

 

Avrò cura di te – Massimo Gramellini e Chiara Gamberale

avrò cura di teDove vanno a finire le versioni innamorate di noi, Filèmone?

[…]

Da questa parte del velo ho compreso che il valore della vita risiede nello sforzo di equilibrio che compiamo ogni giorno per dare un senso a tutto. Non è facile accettare che quanto ci accade abbia sempre un significato, anche quando non riusciamo a scorgerne alcuno. E che le sconfitte dipendono da noi, mentre sarebbe più comodo darne la colpa ai maneggi del prossimo e del destino.

[…]

Tu sai cosa signiifica sentire? Avere tantissimo caldo e tantissimo freddo. Tantissima paura. Tantissima voglia. Fretta: di scappare, tornare, andare, andare, andare…

[…]

“Ci sono cose troppo brutte per entrarci dentro tutte insieme” si giustificava mia nonna, quando mio nonno è morto e lei insisteva nel fare programmi come se fosse ancora vivo, e tutti ci preoccupavamo per la sua salute mentale. “Datemi tempo” sospirava.

Prenditi tutto il tempo, ma non lasciare che il tempo si prenda tutto.

[…]

Appena ti sforzi di diventare come ti vogliono gli altri, allora gli altri non ti vogliono più.

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 12 gennaio 2015 in Amore, LibriItaliani, Ricordi

 

Per dieci minuti – Chiara Gamberale

per dieci minuti L’unica a non avercela più, una vita, ero io.
Al suo posto una massa informe, sfilacciata, ferita, che come unico perno su cui girare aveva lo smarrimento.
 
Passato il momento dolore insopportabile, poi, non c’era più neanche quello a farmi un po’ di compagnia.
Andavo a letto e l’unico pensiero prima di addormentarmi era la speranza di non risvegliarmi. Tanto il grande amore che dovevo avere l’avevo avuto, i romanzi migliori che dovevo scrivere li avevo scritti, di certo non ne avrei scritti altri in cui mi sarei potuta così profondamente esprimere, perché non avrei vissuto nient’altro che avrebbe potuto toccarmi così profondamente, la casa d’infanzia era ormai alle spalle e con lei ogni promessa interessante di bene: “E allora, se non c’è più da scrivere, se non c’è più da vivere, se non c’è più una famiglia che, ogni settimana, quantomeno mi dia l’illusione di essere la mia, che ci sto a fare io, al mondo?” ripetevo in continuazione ogni lunedì alla mia analista, la dottoressa T.
 
Che un giorno di dicembre – ispirata da Rudolf Steiner ed esasperata da me -, alla fine di una seduta, mi ha buttato lì, intensa e un po’ magica com’è: “Le va di fare un gioco?”.
“…”
“Per un mese, a partire da subito, per dieci minuti al giorno, faccia una cosa che non ha mai fatto.”
 
 
[…]
 
Perché è davvero perverso l’amore.
Quando c’è, parli con una sola persona di tutte le altre.
Quando entra in crisi, parli con tutte le altre di una sola persona.
L’unica con cui, a parlare, non riesci più.
E giorno dopo giorno ecco che non è più davvero una persona, quella persona: a forza di parlare di lei anziché viverla, diventa un puntino. Un ologramma.
Qualcosa di indistinto, di ingannevole, di fatuo.
 
 
 
Lascia un commento

Pubblicato da su 17 febbraio 2014 in Amore, LibriItaliani, Ricordi, VitaVera