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Marta che aspetta l’alba – Massimo Polidoro

25 Ott
 Se ne ho visti fare di elettroshock? No, non di persona. Ma so di cosa si tratta. In sostanza si faceva passare la corrente elettrica nel cervello del malato attraverso due elettrodi applicati sulle tempie. L’idea, invenzione di un italiano degli anni Trenta, Ugo Cerletti, era che le convulsioni provocate dalla scarica elettrica avessero un effetto positivo sul paziente. Lo shock, insomma, aveva lo scopo di scuoterlo dal suo stato e riportarlo a uno stato di tranquillità.
I primi tempi in cui si applicava l’elettroshock, visto che le convulsioni erano molto più potenti di quelle che si avevano durante un attacco epilettico, non si usavano anestetici. Allora, il matto veniva legato e una delle conseguenze era che si potevano produrre fratture alle vertebre e stiramenti muscolari.
Naturalmente, ma lo si sarebbe saputo più avanti, la continua somministrazione di elettroshock portava a danni cerebrali irreversibili.
 
[…]
 
Faustina fece spallucce e spiegò che per Basaglia il matto era pericoloso anche perché veniva trattato come se lo fosse. Continuamente legato, stretto e chiuso, non appena si trovava libero sentiva il bisogno di sfogarsi. Se invece lo si lasciava sempre libero, ecco che anche la sua violenza o la sua esuberanza sparivano.
“Mi no ghe credo!” ribatté la Zanella irritata. “Qua no te pol verzerghe le porte ai mati. Mi li conoso ben oramai: quei là i spaca su tuto.”
La Faustina però insisteva. “Ma mi li go visti i mati de Gorizia, no i xe come i nostri. Quei iera normai, i ciacolava, i fumava… i sembrava normai!”
“Ma che normali, mona!” sbottò la Zanella. “Quei no iera mati! Iera normai, i stava fora e i’ndava là pei controi, cosa che no. I mati veri li gavamo qua noi altri e co ‘sti qua che i siga, i mena, i cori… no te poil parlar. I xe mati, cazo!”
E, insomma, le discussioni si facevano a volte anche accese, tra chi trovava affascinanti le teorie dello psichiatra veneziano, e spesso erano le colleghe più giovani, e chi invece le bollava di demagogia. Io per lo più ascoltavo, senza avere ancora un’idea precisa. Ma iniziavo a nutrire un certo interesse per quello che diceva questo Franco Basaglia e mi chiesi se mai avrei avuto l’occasione di sentirlo parlare di persona.
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