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L’esatta sequenza dei gesti – Fabio Geda

03 Set
 Elisa apre la porta e si guarda attorno, la cucina è un campo di battaglia. “Promettetemi che rimetterete a posto ogni cosa, vi prego.”
“Certo che rimettiamo a posto” dice Marianna, come fosse ovvio.
“Bene. Altrimenti sappiate che i biscotti saranno il vostro unico pasto, non solo il dolce. non riuscirei neppure a trovare una pentola per il sugo, in questo momento” dice sorridendo. Poi aggiunge: “Marta, vieni un secondo?”
Invita Marta a seguirla nella camera degli educatori, la fa accomodare sul divano. “Senti, volevo dirti che chiamato una certa professoressa, credo fosse quella che ti ha regalato Marcolvaldo.”
Marta s’illumina. “La professoressa Isoardi.”
“Esatto, proprio la Isoardi. Purtroppo non ho potuto passartela perché, per adesso, la situazione con tua mamma, con il tuo paese, con la gente che frequentavi prima e che continua a vedere tua mamma tutti i giorni, ecco, è ancora un po’ confusa. Ma domani all’una viene la Ferragamo, così avremo modo di chiarire le cose anche con lei. Non era solo questo che volevo dirti. Volevo dirti che lei ha chiamato anche un po’ per conto di tua madre…”
“Di mia madre?”
“Si. Sembra che giovedì abbia cercato di venire all’incontro, ma si sia persa.”
“Dove si è persa?”
“A Torino. Ha trovato un passaggio da qualcuno, non ho capito. E’ venuta fino a Torino però non ha trovato il posto dell’incontro.”
Non mi ha trovata.
“Ti spiegherà meglio domani l’assistente sociale, per ora volevo che tu lo sapessi” dice Elisa. “lei ci ha provato.”
“Non c’è riuscita.”
“Però ci ha provato.”
Marta impiega diversi secondi a trovare le parole per dire quello che pensa. Va a pescarle chissà dove: nel passato, nel futuro. “Cosa me ne faccio di una mamma che prova, ma non riesce?”
 
[…]
 
“Ascanio…” sente una mano poggiarsi sulla spalla.
“Marianna. Ancora sveglia?”
“Non trovo la piastra.”
“La piastra?”
“Per i capelli.” Solleva una ciocca laterale. “Credo sia nel vostro armadio.”
Percorrono il corridoio. Ascanio avanti, Marianna dietro.
“Bella la tua federa.” Marianna studia il divano trasformato in letto da Ascanio.
“Grazie, è un regalo di mia nonna.”
“Tua nonna ti regala le federe?”
“Perché non può?”
“No, è solo che è un regalo strano. Tu sei ancora sfidanzato, Ascanio?”
“Sono sfidanzato, sì.”
“Dovresti fidanzarti.”
“Bisogna essere in due.”
“Se avessi una fidanzata che lavoro ti piacerebbe che faccia?”
“Che facesse.”
“Che facesse.”
“La fisioterapista.”
“E perché?”
“E perché no? Tu, il tuo fidanzato?”
“Il giocatore di rugby. Li hai visti quei due fratelli? I Bergamasco…”
“Giusto, così la mia fidanzata potrebbe fare la fisioterapista al tuo fidanzato. Credo si facciano piuttosto male.”
“E’ un bel lavoro fare la fisioterapista?”
“Credo di si.”
“Io potrei farlo?”
“Lasciatelo dire, Marianna, tu potresti fare quasi tutto, nella vita. Certo, per una cosa del genere bisogna studiare parecchio, ma potresti, sì.”
Marianna prende dall’armadio la scatola della piastra rattoppata con la scotch rosso.
Poi, come nulla fosse: “Marta e Corrado non andate a riprenderli?”
“E dove?”
“Lo sanno tutti che sono dal padre di Marta.”
“Non è così semplice come sembra.”
“Cosa c’è di difficile? Prendete la macchina, andate fin lì e gli dite che volete che tornino in comunità.”
“Secondo te tornerebbero?”
“Forse no, ma gli farebbe piacere vedervi andare fin lassù per loro. Almeno, a me farebbe piacere. Chi ti vuole, ti cerca. Non funziona così anche in amore?”
Ascanio è senza parole.
Marianna esce e mentre sta per chiudere la porta si volta. “Ascanio…”
“Sì?”
“Prima hai detto che io, nella vita, potrei fare quello che voglio.”
“Sì.”
“Come fai a esserne certo?”
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Pubblicato da su 3 settembre 2012 in Adolescenza, Infanzia, LibriItaliani, Sociale, VitaVera

 

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