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L’oracolo – Valerio Massimo Manfredi

31 Ago
 Un’ora dopo Claudio Setti, seduto in una piccola stanza spoglia e fredda nel quartiere portuale del Pireo, udì dalla radio la notizia della sua morte e di quella di Heleni.
Pianse per la vita perduta di Heleni, per l’oltraggio atroce e per l’enorme insulto che ne aveva distrutto e corrotto il corpo, l’anima e la memoria, e pianse per la sua stessa vita, ugualmente perduta. Avrebbe ancora respirato l’aria dei vivi, non sapeva per quanto, ma era certo che ciò che lo aspettava non era vita, non più, e che il suo cuore era già sepolto in una fossa sconosciuta assieme al corpo profanato di Heleni.
 
[…]
 
“Addio figliolo.”
James Shields si alzò per accompagnare il figlio alla porta e mentre il ragazzo varcava la soglia lo trattenne e improvvisamente lo strinse a sé in un abbraccio. ” Dimenticherai questi giorni,” disse “sei giovane.”
Norman si sciolse nell’abbraccio. “Giovane? Mio Dio, non c’è più nulla di giovane in me. Ho perso tutto.”
Uscì in strada e si incamminò frettolosamente verso la fermata dell’autobus. Suo padre lo guardò per qualche minuto dalla finestra del suo studio finché scomparve alla vista.
Non aveva mai considerato che suo figlio potesse anche solo essere sfiorato dalle conseguenze della sua professione. Lo aveva sempre tenuto lontano, non aveva mai osteggiato la sua passione per l’archeologia, benché la ritenesse un esercizio costoso quanto inutile. Ora per uno strano caso le loro due vite si erano pericolosamente intrecciate e rischiavano di entrare in collisione. Egli stesso, di fronte a quel figlio disperato, si sentiva improvvisamente vicino alle vittime, dolorosamente compromesso. Non si trattava più di cadaveri anonimi come i tanti che nella sia carriera si era abituato a considerare con il cinismo di chi deve porre sempre sopra tutto la ragione di stato. E il pianto di suo figlio glielo faceva sentire vicino, bisognoso di aiuto, gli faceva intravedere la possibilità di un riavvicinamento dopo i contrasti esasperati che li avevano contrapposti l’uno all’altro negli ultimi anni: il ragazzo ribelle, indipendente, addirittura sprezzante, e lui legato al concetto autoritario che era tradizione della sua famiglia da sempre. Però, era certamente un bene che egli partisse e ritornasse in Inghilterra. Il tempo avrebbe sanato le ferite, forse avrebbe trovato una ragazza che gli avrebbe fatto dimenticare quei giorni.
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Pubblicato da su 31 agosto 2012 in Guerra, LibriItaliani, Storia

 

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