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Rivoluzione n°9 – Carla Vangelista, Silvio Muccino

01 Giu
 La nonna le diceva sempre che era così sensibile agli odori perché le era rimasta attaccata la sua antica anima di lupo.
“All’inizio di tutti i tempi c’erano solo i lupi. Lascia perdere quelle stupidaggini sugli uomini delle caverne e i dinosauri. Dio aveva creato la terra e il cielo e tutto il resto e poi aveva creato il lupo. E siccome gli era sembrato perfetto, si era fermato lì e aveva smesso di darsi da fare.” Questa era la storia della Creazione secondo nonna Santa. Aveva  cominciato a raccontargliela quando Sofia era piccolissima, sfidando l’irritazione della nuora che trovava blasfema e poco educativa quell’esagerata manifestazione di fantasia, preferendo rimanere fedele alla faccenda di Adamo ed Eva. 
“I lupi vivevano felici e contenti, superiori a tutti gli altri essere del creato. Avevano occhi che potevano vedere nel buio, nasi che sentivano il pericolo o l’amore a chilometri di distanza, corpi forti  e agili che li spingevano a cercare sempre nuove terre dove essere felici e vivere in armonia con la natura. Ma un serpente maligno e invidioso, che osservava tutta quella gioia mentre se ne stava attorcigliato sul suo ramo, decise che doveva inoculare nei lupi il veleno dell’arroganza e della vanità, e guastargli quella vita semplice e dorata. Li convinse che se avessero camminato su due zampe sarebbero stati più potenti, che se avessero perso il pelo e fossero diventati più glabri come lui sarebbero apparsi più belli, che se avessero smesso di correre liberi nella notte e si fossero costruiti delle gabbie con tetti e porte sarebbero stati più al sicuro. E così i lupi si trasformarono in uomini e donne e la loro storia cambiò e diventò noiosa e scontata. Poi naturalmente arrivarono infelicità, tradimento, cattiveria eccetera eccetera e tutto diventò così triste che uomini e donne si dimenticarono di essere stati lupi felici. Ma ad alcune persone speciali, Dio lasciò un segno che gli ricordasse le loro origini e quel Paradiso Terrestre. Per questo tu hai la capacità straordinaria di sentire gli odori in un modo diverso dagli altri. Una parte di lupo è ancora dentro di te. Quando tu senti disperata, chiudi gli occhi e ripensa a quando correvi nei boschi. Senti l’odore delle foglie e della terra contro il suo muso. Sentiti lupo, e vedrai che tutto andrà meglio.”
 
 
[…]
 
 
Daniele gli si avvicinò e gli si sedette accanto. “Come stai?”
“Bene, benissimo. Come dovrei stare?” rispose Matteo calciando un sasso. “Non ho problemi, io. Mia madre me lo dice sempre, sono il bambini più amato del mondo. Perché dovrei stare male?”
“Matteo, lo so…”
“No, tu non sai un cazzo,Daniele” ribatté Matteo, con una voce scura, rabbiosa, una voce da giovane uomo e non più da ragazzino. “Un giorno mi ha detto: – Tutti abbiamo dei problemi, basta saperli riconoscere-… cazzate! Questo vale per gli altri ma non per me. Sai come si chiama il mio problema? Che non posso avere problemi, che non posso stare male, perché sennò mia madre muore. Quindi a che serve riconoscerli? Il mio cazzo di problema è che io deve sempre stare bene e funzionare e io non ce la faccio più.”
Daniele rimase in silenzio.
“Perché non mi hai detto che mia madre stava parlando male di te?”
“Sarebbe cambiato qualcosa?”
“Certo, avrei detto a tutti la verità, avremmo fatto in modo di vederci meno spesso, magari!”
“Ma è proprio questo il punto, Matteo. Tu non hai bisogno del permesso degli altri per vedermi, né tanto meno di quello di tua madre. E’ la tua vita, non la loro. Sono i tuoi motivi, le tue ragioni, i tuoi problemi e se non ci pensi da solo a difenderli nessun altro lo farà.”
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Pubblicato da su 1 giugno 2012 in Adolescenza, Amore, LibriItaliani, Ricordi, VitaVera

 

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