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L’assistente sociale allo specchio – Tinina Amadei

01 Mag
L’assistente sociale è una vera specialista della relazione: la relazione è una componente fondamentale del lavoro dell’assistente sociale. Ritengo che bisogna essere bravi ad usare la relazione come forma di aiuto e sostegno perché, se usata con professionalità e competenza, crea i presupposti per un rapporto di fiducia e di empatia con la persona che porta il problema e chiede una soluzione. La relazione va usata non solo nei confronti dell’utente, ma anche nei confronti dei tanti attori, dei diversi soggetti che interagiscono per realizzare la presa in carico, nella costruzione e nell’implementazione di un progetto di aiuto. Il professionista si muove all’interno del contesto in cui opera, cercando di individuare le risorse necessarie che servono ad attivare un intervento d’aiuto. In questo contesto l’assistente sociale riesce a spendersi su più versanti secondo il compito che deve affrontare in quel momento.
(Annalisa Zambotti. L’esperienza trentina)
 
 
Ho conosciuto gli assistenti sociali quando lavoravo in una comunità per minori. Il lavoro era a stretto contatto con loro, che c’inviavano i casi segnalati dal Tribunale per i Minorenni o dal Comune. L’aspetto più importante del rapporto con gli assistenti sociali si sviluppava concordando un progetto personalizzato al singolo bambino. Inoltre spesso era richiesto di stabilire tempi e modalità delle visite dei genitori con i loro figli. 
Non era facile concordare il programma con gli assistenti sociali perché dipendeva dall’operatore col quale si aveva a che fare, nel senso che variava da figura a figura: in alcuni casi le informazioni fornite dagli assistenti sociali erano molte e verosimili, in altri casi scarseggiavano o apparivano persino poco attendibili. Quindi nei casi in cui c’erano molte informazioni relative alla famiglia, ai bambini e alle loro problematiche era abbastanza semplice, perché agli educatori era fornito un ampio quadro della situazione del minore.
Il progetto personalizzato era fatto per una parte dagli educatori in comunità, dopo l’osservazione sul bambino, e per l’altra dall’assistente sociale. I ruoli erano differenti: noi educatori sentivamo più forte la responsabilità di sviluppare un buon rapporto col bambino per lavorare bene su di lui. Noi avevamo delle griglie che compilavamo rispetto al progetto personalizzato, che erano poi trasmesse agli assistenti sociali, il cui compito era di occuparsi del versante familiare. Infatti, è molto importante che, mentre il bambino in comunità fa un suo percorso, parallelamente sia fatto un intervento migliorativo con la famiglia.
Sono due percorsi paralleli ma non separati, che devono integrarsi e completarsi. La distinzione dei ruoli è molto importante. La sola osservazione fatta in comunità è insufficiente: l’educatore ha bisogno di sapere come vive il bambino quando va a casa. Compito dell’assistente sociale è di fare le visite domiciliari e quindi riportare all’educatore le informazioni che ritiene più utili al fine di realizzare un progetto educativo, che comprenda minore e famiglia. Il lavoro parallelo sul doppio binario famiglia e minore permette sia la modifica dell’ambiente familiare, sia il rafforzamento della personalità del bambino e quindi la possibilità del suo sereno rientro in famiglia.
(Ilaria Bersani. Educatrice)
 
 
Si ritiene che appartenga prevalentemente al sesso femminile, specie nella sua manifestazione d’aiuto. Non so se ciò corrisponda ad uno stereotipo o a più profonde motivazioni. Sta di fatto che ben altri elementi spingono le donne a certi tipi di professioni, elementi che sarebbe fuori luogo esaminare in questa sede. Un elemento da rilevare, invece, sta nell’interesse verso le persone, nella capacità di relazione (non mi stancherò di ribadire questo concetto), nella soddisfazione che tale lavoro, con i suoi aspetti di creatività di approfondimento della conoscenza umana, può dare a chi la pratica. E’ anche un lavoro stressante, che richiede forme di sostegno e di riconoscimento, ma che comunque si caratterizza per una ricchezza di esperienze e di aspetti umani. Molti colleghi che sono arrivati a posizioni di responsabilità, pur non rinnegando questa opportunità, riconoscono che il vero lavoro dell’assistente sociale è quello con l’utenza, attraverso il caso individuale, di gruppo o di comunità, anche se affiancato ad attività di progettazione.
(Tinina Amadei. Assistente sociale)
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Pubblicato da su 1 maggio 2012 in LibriItaliani, Sociale

 

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