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La psichiatra – Wulf Dorn

21 Set

 Anche l’odore in quella stanza era dovuto a una scarsa cura dell’igiene personale, ma si mescolava a qualcosa di indefinibile. Era come se quel tanfo insopportabile potesse causare danni permanenti a chi vi fosse rimasto esposto troppo a lungo.
E’ paura, pensò Ellen. E’ l’odore della paura.
Per quanto fosse poco professionale, non le veniva in mente nessun altro paragone. E, come se il suo corpo volesse confermarlo, sentì rizzarsi i peli sulle braccia.
A quel punto distinse la figura rannicchiata sul pavimento tra il letto e la parete. Al buio era difficile valutarne l’altezza. Teneva le gambe raccolte e la testa appoggiata sulle ginocchia. Lunghi capelli scuri le scendevano a ciocche sui pantaloni della tuta. Un patetico mucchio di stracci.
“Buongiorno” disse Ellen.
La figura dapprima non mostrò alcuna reazione; dopo un po’ sollevò il capo, lentamente, come al rallentatore, ma la luce era troppo scarsa per distinguere il viso.
“Sono la dottoressa Ellen Roth, Come si chiama?”
Nessuna risposta.
“Posso avvicinarmi?”
Silenzio.
 
Guardò la donna, sempre più rincantucciata contro il muro, quasi volesse appiattirsi del tutto. Ora poteva vedere meglio il suo visto. Appariva gonfio, con ecchimosi sul mento, le guance e le tempie. I numerosi lividi sulle braccia e sul viso sembravano macchie di ruggine nella penombra, come se la donna avesse rovistato a braccia nude in un mucchio di rottami e poi si fosse asciugata il sudore sul viso. 
Chiunque l’avesse picchiata, aveva fatto un lavoro meticoloso. Probabilmente non si trattava di una prostituta, intuì Ellen. Difficilmente i protettori colpiscono al viso. Cercavano punti meno visibili, in modo che le donne potessero comunque offrire prestazioni orali.
 
[…]
 
La strada che conduce a ciò che in genere si definisce pazzia non è così lunga. A volte è sufficiente un piccolo problema di comunicazione tra qualche cellula celebrale.
Florian Jehl aveva subito il primo attacco schizofrenico all’età di diciassette anni. Era diventato  inquieto, aggressivo, ed era ossessionato dall’idea che i genitori volessero avvelenarlo. Glielo avevano rivelato le voci che sentiva nella testa, dapprima sporadicamente, poi in maniera sempre più insistente.
In un primo tempo i sintomi erano stati debellati con una terapia farmacologica e Florian era tornato lucido. poi però gli attacchi si erano ripetuti, finché gli era stata diagnosticata una schizofrenia cronica.
In un primo tempo Florian non si fidava delle voci. Aveva scoperto che provenivano dalle lumache di peluche sistemate sul ripiano della mensola.
Così Florian aveva cominciato a fare amicizia con sue nuove alleate poste sul ripiano accanto al suo letto. Poi si era reso conto che le lumache erano dalla sua parte. Lo avvisavano sempre del pericolo rappresentato dai suoi genitori – soprattutto quando la madre pretendeva che mangiasse qualcosa dove sicuramente aveva disciolto il veleno ricevuto da quelli dei servizi segreti per mettere a tacere il figlio.
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Pubblicato da su 21 settembre 2011 in LibriStranieri, Malattia, Psicologico, SaluteMentale

 

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